• Sala Virgilio

    Dedicata al più grande poeta della latinità Virgilio, che nel suo poema più famoso l’Eneide fa scendere l’eroe troiano Enea giù nell’Ade, dove incontra i suoi antenati, la moglie e la tradita Didone. Virgilio è anche il poeta scelto da Dante per accompagnarlo nella discesa agli inferi narrata nella Divina Commedia. In questa sala si trova la tela più grande: un gruppo di corpi si susseguono in un ritmo lieve e armonico, quasi a voler simulare una danza verso l’altrove. Le figure dai toni lievi si stagliano su di un fondo ancor più chiaro, quasi a volersi confondere e camuffare nel bagno di luce che le avvolge, mentre il ritmo è rappresentato (collegato?) dai capelli a cui le anime si aggrappano. Simboleggiano la vanità dell’uomo che di fronte alla morte non ha più senso e come fossero accompagnate verso l’ultimo viaggio si adagiano leggere in un’atmosfera sospesa e densa di luce!
    La figura sulla destra rappresenta l’anima che inizia il nuovo percorso celeste, ma tiene lo sguardo ancora fisso verso la fine di quello terreno; seguono poi le altre due figure femminili collegate dai capelli, ora appunto divenuti solamente un mezzo per essere traghettate, con la resurrezione dello spirito, a mondi, più elevati e ultraterreni dove la luce della speranza accoglie le anime in viaggio.
    La luce è il tema ricorrente in tutte le tre sale. Ogni figura raffigurata è rivolta verso la luce, è lì che guarda, verso la sua direzione, dove spirito e materia si fondono e tutti gli esseri, che prima erano su questa terra, trovano la loro pace. Nessuno dei personaggi ha lo sguardo rivolto all’osservatore del quadro, che in questo luogo viene a salutare il proprio defunto: l’opera deve essenzialmente servire a creare un’atmosfera che accompagni il credo religioso di quanti si affidano alla Casa del Commiato.

     

  • Chi era Virgilio

    Publio Virgilio Marone (Ande, attuale Pietole, in provincia di Mantova, idi di ottobre 70 a C - Brindisi, 21 settembre, del 19 a. C .) meglio conosciuto con il suo nome, Virgilio, è stato un poeta romano. Nel lavoro di Dante Alighieri, La Divina Commedia, è stato la sua guida attraverso l'Inferno e il Purgatorio. Tra l'anno 42 a. C. e 39 a. C. ha scritto le Bucoliche, e tra il 36 a. C. ed il 29 a. C. le Georgiche. Dall'anno 29 a. C., inizia la sua opera più ambiziosa, l'Eneide, per la cui redazione ci sono voluti undici anni, un poema in dodici libri raccontando le avventure di Enea, dalla sua fuga da Troia alla sua vittoria militare in Italia. Enea porta suo padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio per mano nel momento della fuga da Troia. A Cartagine, sulle coste dell'Africa, fece innamorare la principessa Didone, che si suicidò dopo la partenza dell'eroe. In Italia, Enea sconfigge Turno, re dei Rutulians. Il figlio di Enea, Ascanio, fondò Alba Longa, una città ove Rea Silvia rimase incinta del dio Marte e successivamente partorì i gemelli Romolo e Remo. Dunque, secondo Virgilio, i Romani erano discendenti di Ascanio, e, quindi, di Enea stesso. Rimane a tutt'oggi un opera fondamentale per la gloria della letteratura latina.