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Casa funeraria Bondoni Castelplanio

Casa del commiato Castelplanio



Casa del commiato

Le sale della Casa del Commiato, commentate dai bellissimi quadri di Simona Bramati, sono la manifestazione figurata e simbolica di questo viaggio verso la luce.

E’ questa l’interpretazione del lavoro dell’artista che dà corpo e sostanza alla descrizione delle anime “vestite di luce” attraverso 3 sale intitolate ad altrettanti personaggi che con le loro opere hanno stabilito un punto di contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Sala Virgilio

Dedicata al più grande poeta della latinità Virgilio, che nel suo poema più famoso l’Eneide fa scendere l’eroe troiano Enea giù nell’Ade, dove incontra i suoi antenati, la moglie e la tradita Didone. Virgilio è anche il poeta scelto da Dante per accompagnarlo nella discesa agli inferi narrata nella Divina Commedia.

In questa sala si trova la tela più grande: un gruppo di corpi si susseguono in un ritmo lieve e armonico, quasi a voler simulare una danza verso l’altrove.

Le figure dai toni lievi si stagliano su di un fondo ancor più chiaro, quasi a volersi confondere e camuffare nel bagno di luce che le avvolge, mentre il ritmo è rappresentato (collegato?) dai capelli a cui le anime si aggrappano.

Simboleggiano la vanità dell’uomo che di fronte alla morte non ha più senso e come fossero accompagnate verso l’ultimo viaggio si adagiano leggere in un’atmosfera sospesa e densa di luce!

La figura sulla destra rappresenta l’anima che inizia il nuovo percorso celeste, ma tiene lo sguardo ancora fisso verso la fine di quello terreno; seguono poi le altre due figure femminili collegate dai capelli, ora appunto divenuti solamente un mezzo per essere traghettate, con la resurrezione dello spirito, a mondi, più elevati e ultraterreni dove la luce della speranza accoglie le anime in viaggio.

La luce è il tema ricorrente in tutte le tre sale.

Ogni figura raffigurata è rivolta verso la luce
, è lì che guarda, verso la sua direzione, dove spirito e materia si fondono e tutti gli esseri, che prima erano su questa terra, trovano la loro pace.

Nessuno dei personaggi ha lo sguardo rivolto all’osservatore del quadro, che in questo luogo viene a salutare il proprio defunto: l’opera deve essenzialmente servire a creare un’atmosfera che accompagni il credo religioso di quanti si affidano alla Casa del Commiato.



CHI ERA VIRGILIO

Publio Virgilio Marone (Ande, attuale Pietole, in provincia di Mantova, idi di ottobre 70 a C - Brindisi, 21 settembre, del 19 a. C .) meglio conosciuto con il suo nome, Virgilio, è stato un poeta romano.

Nel lavoro di Dante Alighieri, La Divina Commedia, è stato la sua guida attraverso l'Inferno e il Purgatorio.

Tra l'anno 42 a. C. e 39 a. C. ha scritto le Bucoliche, e tra il 36 a. C. ed il 29 a. C. le Georgiche.

Dall'anno 29 a. C., inizia la sua opera più ambiziosa, l'Eneide, per la cui redazione ci sono voluti undici anni, un poema in dodici libri raccontando le avventure di Enea, dalla sua fuga da Troia alla sua vittoria militare in Italia.

Enea porta suo padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio per mano nel momento della fuga da Troia.

A Cartagine, sulle coste dell'Africa, fece innamorare la principessa Didone, che si suicidò dopo la partenza dell'eroe.

In Italia, Enea sconfigge Turno, re dei Rutulians.

Il figlio di Enea, Ascanio, fondò Alba Longa, una città ove Rea Silvia rimase incinta del dio Marte e successivamente partorì i gemelli Romolo e Remo.

Dunque, secondo Virgilio, i Romani erano discendenti di Ascanio, e, quindi, di Enea stesso.

Rimane a tutt'oggi un opera fondamentale per la gloria della letteratura latina.



CHI ERA ERASMO

Erasmo nacque come Geer Geertsz il 27 Ottobre 1466 a Rotterdam.

Fu ordinato sacerdote nel 1492 e completò quindi i suoi studi a Parigi. Dal 1499 adottò la vita di uno studioso indipendente, spostandosi da una città all'altra, insegnando e corrispondendo con le menti più insigni dell'epoca.

Cominciò a scrivere attorno al 1500, sia scritti teologici che di altra natura.

Tutti i suoi lavori mostrano un bagaglio di sapere immenso e una intelligenza a dir poco brillante, ma allo stesso tempo la sua umanità; il suo senso dell'umorismo.

Molti dei suoi primi lavori attaccarono la corruzione e la superstizione all'interno della chiesa e il suo capolavoro “L'elogio della follia”, dedicato e ispirato al suo amico inglese Tommaso Moro, fa appello per un ritorno a un cristianesimo più semplice.

Con l'inizio della Riforma Protestante Erasmo prese una direzione diversa.

Sebbene rimase sempre un cattolico convinto le nuove dottrine suscitarono in lui una certa simpatia ma per ribattere all'accusa di essere diventato luterano, scrisse il “Libero Arbitrio”; una completa dichiarazione sulla sua posizione teologica che contiene un brillante attacco a Lutero.

Erasmo morì a Basilea il 12 Luglio 1536.

Sala Erasmo

Ha le fattezze di un angelo l’anima che viene risucchiata verso l’alto nella tela di medie dimensioni della Sala Erasmo.

Erasmo da Rotterdam fu un filosofo olandese del ‘500 che attraverso la manifestazione della pazzia denuncia la corruzione, le distorsioni, i maneggi che allontano l’uomo da Dio.

Esercitare il diritto alla pazzia: questo il messaggio di Erasmo da Rotterdam che fa sua la tradizione antica dei “pazzi di Dio” santi resi folli dal desiderio di vedere Dio e di essere ammessi al suo cospetto.

La figura alata è appoggiata a terra, apparentemente pesante su di essa, ma una forza superiore la risucchia e la innalza verso la luce densa e corposa, chiaro riferimento all’altrove, all’aldilà, quel luogo dove mi piace pensare che si rifugino i nostri pensieri una volta che il corpo se ne va ad altra vita.

La nudità della figura viene di nuovo messa al cospetto di Dio, come ultima verità e come rappresentazione dell’anima spogliata da tutti i peccati.

Un vento freddo le smuove i capelli e la richiama a Dio.

L’angelo è pronto ad andare.

Secondo Erasmo da Rotterdam, da cui abbiamo preso il nome della sala: “se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, e vivessero sempre sotto la mia insegna, la vecchiaia neppure ci sarebbe, e godrebbero felici di un'eterna giovinezza”.

Di fronte alla morte siamo tutti uguali, nessun vezzo può diversificare un individuo, nessun vestito può classificare il defunto, niente può impedirci di morire, perchè siamo fatti per nascere e per morire.



CHI ERA LA SIBILLA

La Sibilla è una figura esistita storicamente, ma presente nella mitologia greca e in quella romana.

Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), ed erano in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente.

Nel nostro territorio il nome è associato alla Grotta della Sibilla, una caverna ricavata nella roccia e raggiungibile solo a piedi.

Si trova a 2150 m s.l.m., nei pressi della vetta del Monte Sibilla che appartiene alla Catena dei Monti Sibillini.

La grotta deve il suo nome alla leggenda della Sibilla Appenninica, secondo la quale essa non era altro che il punto d'accesso al regno sotterraneo della Regina Sibilla.

Il complesso ipogeo viene descritto, sulla scorta dei racconti popolari raccolti sul posto, per la prima volta nel 1420, dal francese Antoine de La Sale che si reca alla grotta su ordine della Duchessa Agnese di Borgogna.

Egli però a causa delle frane già avvenute nell'alto medioevo all'interno della grotta, può disegnarne soltanto la pianta topografica del vestibolo dell'antro ancora conservato intatto.

Questo importante documento è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi.

Sala Sibilla

La Sala Sibilla, lo “scrigno”, è la più piccola delle tre camere ardenti.

Ospita due piccole tele in cui due Sibille sono di spalle al defunto: anche loro si stanno risvegliando alla morte per assumere un altro aspetto e raggiungere il trapasso che le porterà verso la pace eterna.

Sono di spalle anche perché condannate a guardare oltre l’esperienza sensibile e a rivelare ai mortali i disegni, non sempre favorevoli e benevoli, degli Dei.

Nella tradizione letteraria e mitologica non è mai venuto meno il concetto della verginità della Sibilla, dai greci come Aristotele ai Romani come Virgilio, Ovidio, Marziale, fino ai Cristiani come San Gerolamo.

Ovidio raffigura la Sibilla molto vecchia e con trecento anni ancora da trascorrere: dopo la sua morte rimarrà la sua voce.

La stessa cosa diranno Servio e Plutarco: “neppure dopo la sua morte smetterà di vaticinare”.

Spesso la morte della Sibilla è un pretesto per permettere a varie città di vantarsi di conservarne le ceneri in qualche sepolcro o di celebrarne il ricordo con pietre e monumenti.

La Sibilla, da personaggio mitologico preomerico, è presente nella civiltà di vari popoli, fino ad essere accettata anche nell’ambito del nascente cristianesimo.

La sua immagine è rimasta viva nella descrizione di poeti ed artisti.

La Sibilla simboleggia l’umanità che ha acquistato una condizione sovrannaturale, per mezzo della quale essa è in grado di entrare in relazione con il divino per comunicarne i messaggi a tutti gli uomini.

Affermano J.Chevalier e A. Gheerbrant che “le Sibille furono considerate quale emanazioni della saggezza divina, antiche come il mondo e depositarie della primitiva rivelazione: sarebbero in tal modo un simbolo della rivelazione”.

La Chiesa ha voluto interpretare gli oracoli sibillini come predizioni della storia cristiana e addirittura ha considerato le dodici Sibille come una variante pagana dei dodici profeti biblici più tardi dei dodici apostoli.

Sala del crocifisso

È la quarta sala del commiato realizzata all'interno della Casa Funeraria di Castelplanio.

Si tratta di un ambiente unico e riservato, cui si accede da un ingresso esterno.

È destinato alla preghiera e al raccoglimento religioso, di connotazione cattolica.

Al proprio interno, custodisce un crocifisso del XV-XVI sec., conservato per centinaia di anni in un monastero e arrivato intatto fino ai giorni nostri.

Recentemente ampliata, la Sala dispone di vetrate che danno sul giardino, aggiungendo un tocco di luminosità all'ambiente.

Le pareti sono adornate da opere artistiche che raccontano la Passione di Cristo.

Il raccoglimento è totale, indisturbato, a qualsiasi ora del giorno e della notte; il personale addetto sempre a disposizione. Un servizio gratuito e completo.

Tutto questo per offrire una migliore risposta alle esigenze delle famiglie e puntare all'eccellenza dei servizi attraverso una cura constante e attenta dei dettagli.

Gruppo Bondoni ha dedicato questa Sala al ricordo affettuoso della piccola Chiesa del Crocifisso di Castelplanio e, dunque, alla storia del territorio:

«Quella chiesa era un chiaro segno di fede che per secoli aveva distinto il nostro territorio e quanti lo hanno abitato» racconta lo storico e giornalista Riccardo Ceccarelli.

Costruita nel 1792 e dedicata al Crocifisso, sorgeva a Pozzetto di Castelplanio, nella zona industriale e artigianale nei paraggi dell’attuale Centro commerciale.

«A ricordarla, sono rimaste due piante di pino domestico – precisa ancora Ceccarelli – Con il suo crollo, nel 1997, scompaiono segni e forse anche radici antiche.

Per secoli questa piccola chiesa e il Crocifisso hanno ‘vegliato’ su quanti transitavano sulla strada sottostante ‘raccontando’ di generazione in generazione una cultura radicata da oltre un millennio e mezzo».

Sala ristoro

La Sala Ristoro - Relax é uno spazio riservato e dotato di tutti i comfort per concedersi una pausa, lontano dalle altre Sale.

Qui è possibile prepararsi un pasto o concedersi una bevanda, indisturbati. Aperta 24 ore su 24, dispone di un televisore e di rete wi-fi.

Un ambiente pensato per offrire alle famiglie uno spazio rigenerante e sereno, capace di rendere più pacifico il momento del cordoglio.

Con l'introduzione della Sala Ristoro, la Casa Funeraria di Castelplanio assume definitivamente le sembianze di una mini-cittadella funeraria in grado di offrire alla clientela una vasta gamma di servizi.




Casa del commiato Castelplanio


Casa del commiato



Le sale della Casa del Commiato, commentate dai bellissimi quadri di Simona Bramati, sono la manifestazione figurata e simbolica di questo viaggio verso la luce.

E’ questa l’interpretazione del lavoro dell’artista che dà corpo e sostanza alla descrizione delle anime “vestite di luce” attraverso 3 sale intitolate ad altrettanti personaggi che con le loro opere hanno stabilito un punto di contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Sala Virgilio



Dedicata al più grande poeta della latinità Virgilio, che nel suo poema più famoso l’Eneide fa scendere l’eroe troiano Enea giù nell’Ade, dove incontra i suoi antenati, la moglie e la tradita Didone. Virgilio è anche il poeta scelto da Dante per accompagnarlo nella discesa agli inferi narrata nella Divina Commedia.

In questa sala si trova la tela più grande: un gruppo di corpi si susseguono in un ritmo lieve e armonico, quasi a voler simulare una danza verso l’altrove.

Le figure dai toni lievi si stagliano su di un fondo ancor più chiaro, quasi a volersi confondere e camuffare nel bagno di luce che le avvolge, mentre il ritmo è rappresentato (collegato?) dai capelli a cui le anime si aggrappano.

Simboleggiano la vanità dell’uomo che di fronte alla morte non ha più senso e come fossero accompagnate verso l’ultimo viaggio si adagiano leggere in un’atmosfera sospesa e densa di luce!

La figura sulla destra rappresenta l’anima che inizia il nuovo percorso celeste, ma tiene lo sguardo ancora fisso verso la fine di quello terreno; seguono poi le altre due figure femminili collegate dai capelli, ora appunto divenuti solamente un mezzo per essere traghettate, con la resurrezione dello spirito, a mondi, più elevati e ultraterreni dove la luce della speranza accoglie le anime in viaggio.

La luce è il tema ricorrente in tutte le tre sale.

Ogni figura raffigurata è rivolta verso la luce
, è lì che guarda, verso la sua direzione, dove spirito e materia si fondono e tutti gli esseri, che prima erano su questa terra, trovano la loro pace.

Nessuno dei personaggi ha lo sguardo rivolto all’osservatore del quadro, che in questo luogo viene a salutare il proprio defunto: l’opera deve essenzialmente servire a creare un’atmosfera che accompagni il credo religioso di quanti si affidano alla Casa del Commiato.



CHI ERA VIRGILIO

Publio Virgilio Marone (Ande, attuale Pietole, in provincia di Mantova, idi di ottobre 70 a C - Brindisi, 21 settembre, del 19 a. C .) meglio conosciuto con il suo nome, Virgilio, è stato un poeta romano.

Nel lavoro di Dante Alighieri, La Divina Commedia, è stato la sua guida attraverso l'Inferno e il Purgatorio.

Tra l'anno 42 a. C. e 39 a. C. ha scritto le Bucoliche, e tra il 36 a. C. ed il 29 a. C. le Georgiche.

Dall'anno 29 a. C., inizia la sua opera più ambiziosa, l'Eneide, per la cui redazione ci sono voluti undici anni, un poema in dodici libri raccontando le avventure di Enea, dalla sua fuga da Troia alla sua vittoria militare in Italia.

Enea porta suo padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio per mano nel momento della fuga da Troia.

A Cartagine, sulle coste dell'Africa, fece innamorare la principessa Didone, che si suicidò dopo la partenza dell'eroe.

In Italia, Enea sconfigge Turno, re dei Rutulians.

Il figlio di Enea, Ascanio, fondò Alba Longa, una città ove Rea Silvia rimase incinta del dio Marte e successivamente partorì i gemelli Romolo e Remo.

Dunque, secondo Virgilio, i Romani erano discendenti di Ascanio, e, quindi, di Enea stesso.

Rimane a tutt'oggi un opera fondamentale per la gloria della letteratura latina.



CHI ERA ERASMO

Erasmo nacque come Geer Geertsz il 27 Ottobre 1466 a Rotterdam.

Fu ordinato sacerdote nel 1492 e completò quindi i suoi studi a Parigi. Dal 1499 adottò la vita di uno studioso indipendente, spostandosi da una città all'altra, insegnando e corrispondendo con le menti più insigni dell'epoca.

Cominciò a scrivere attorno al 1500, sia scritti teologici che di altra natura.

Tutti i suoi lavori mostrano un bagaglio di sapere immenso e una intelligenza a dir poco brillante, ma allo stesso tempo la sua umanità; il suo senso dell'umorismo.

Molti dei suoi primi lavori attaccarono la corruzione e la superstizione all'interno della chiesa e il suo capolavoro “L'elogio della follia”, dedicato e ispirato al suo amico inglese Tommaso Moro, fa appello per un ritorno a un cristianesimo più semplice.

Con l'inizio della Riforma Protestante Erasmo prese una direzione diversa.

Sebbene rimase sempre un cattolico convinto le nuove dottrine suscitarono in lui una certa simpatia ma per ribattere all'accusa di essere diventato luterano, scrisse il “Libero Arbitrio”; una completa dichiarazione sulla sua posizione teologica che contiene un brillante attacco a Lutero.

Erasmo morì a Basilea il 12 Luglio 1536.

Dipinto della sala Virgilio a Castelplanio
Sala Virgilio della casa del commiato di Castelplanio
Sala del commiato Virgilio Castelplanio
Sala del commiato Virgilio

Sala Erasmo



Ha le fattezze di un angelo l’anima che viene risucchiata verso l’alto nella tela di medie dimensioni della Sala Erasmo.

Erasmo da Rotterdam fu un filosofo olandese del ‘500 che attraverso la manifestazione della pazzia denuncia la corruzione, le distorsioni, i maneggi che allontano l’uomo da Dio.

Esercitare il diritto alla pazzia: questo il messaggio di Erasmo da Rotterdam che fa sua la tradizione antica dei “pazzi di Dio” santi resi folli dal desiderio di vedere Dio e di essere ammessi al suo cospetto.

La figura alata è appoggiata a terra, apparentemente pesante su di essa, ma una forza superiore la risucchia e la innalza verso la luce densa e corposa, chiaro riferimento all’altrove, all’aldilà, quel luogo dove mi piace pensare che si rifugino i nostri pensieri una volta che il corpo se ne va ad altra vita.

La nudità della figura viene di nuovo messa al cospetto di Dio, come ultima verità e come rappresentazione dell’anima spogliata da tutti i peccati.

Un vento freddo le smuove i capelli e la richiama a Dio.

L’angelo è pronto ad andare.

Secondo Erasmo da Rotterdam, da cui abbiamo preso il nome della sala: “se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, e vivessero sempre sotto la mia insegna, la vecchiaia neppure ci sarebbe, e godrebbero felici di un'eterna giovinezza”.

Di fronte alla morte siamo tutti uguali, nessun vezzo può diversificare un individuo, nessun vestito può classificare il defunto, niente può impedirci di morire, perchè siamo fatti per nascere e per morire.



CHI ERA LA SIBILLA

La Sibilla è una figura esistita storicamente, ma presente nella mitologia greca e in quella romana.

Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), ed erano in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente.

Nel nostro territorio il nome è associato alla Grotta della Sibilla, una caverna ricavata nella roccia e raggiungibile solo a piedi.

Si trova a 2150 m s.l.m., nei pressi della vetta del Monte Sibilla che appartiene alla Catena dei Monti Sibillini.

La grotta deve il suo nome alla leggenda della Sibilla Appenninica, secondo la quale essa non era altro che il punto d'accesso al regno sotterraneo della Regina Sibilla.

Il complesso ipogeo viene descritto, sulla scorta dei racconti popolari raccolti sul posto, per la prima volta nel 1420, dal francese Antoine de La Sale che si reca alla grotta su ordine della Duchessa Agnese di Borgogna.

Egli però a causa delle frane già avvenute nell'alto medioevo all'interno della grotta, può disegnarne soltanto la pianta topografica del vestibolo dell'antro ancora conservato intatto.

Questo importante documento è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi.

Dipinto nella sala Erasmo
Sala Erasmo Castelplanio
Sala Erasmo
Interno sala erasmo Castelplanio

Sala Sibilla



La Sala Sibilla, lo “scrigno”, è la più piccola delle tre camere ardenti.

Ospita due piccole tele in cui due Sibille sono di spalle al defunto: anche loro si stanno risvegliando alla morte per assumere un altro aspetto e raggiungere il trapasso che le porterà verso la pace eterna.

Sono di spalle anche perché condannate a guardare oltre l’esperienza sensibile e a rivelare ai mortali i disegni, non sempre favorevoli e benevoli, degli Dei.

Nella tradizione letteraria e mitologica non è mai venuto meno il concetto della verginità della Sibilla, dai greci come Aristotele ai Romani come Virgilio, Ovidio, Marziale, fino ai Cristiani come San Gerolamo.

Ovidio raffigura la Sibilla molto vecchia e con trecento anni ancora da trascorrere: dopo la sua morte rimarrà la sua voce.

La stessa cosa diranno Servio e Plutarco: “neppure dopo la sua morte smetterà di vaticinare”.

Spesso la morte della Sibilla è un pretesto per permettere a varie città di vantarsi di conservarne le ceneri in qualche sepolcro o di celebrarne il ricordo con pietre e monumenti.

La Sibilla, da personaggio mitologico preomerico, è presente nella civiltà di vari popoli, fino ad essere accettata anche nell’ambito del nascente cristianesimo.

La sua immagine è rimasta viva nella descrizione di poeti ed artisti.

La Sibilla simboleggia l’umanità che ha acquistato una condizione sovrannaturale, per mezzo della quale essa è in grado di entrare in relazione con il divino per comunicarne i messaggi a tutti gli uomini.

Affermano J.Chevalier e A. Gheerbrant che “le Sibille furono considerate quale emanazioni della saggezza divina, antiche come il mondo e depositarie della primitiva rivelazione: sarebbero in tal modo un simbolo della rivelazione”.

La Chiesa ha voluto interpretare gli oracoli sibillini come predizioni della storia cristiana e addirittura ha considerato le dodici Sibille come una variante pagana dei dodici profeti biblici più tardi dei dodici apostoli.

Sala Sibilla Castelplanio
Dipinto sala Sibilla
Sala Sibilla

Sala del crocifisso



È la quarta sala del commiato realizzata all'interno della Casa Funeraria di Castelplanio.

Si tratta di un ambiente unico e riservato, cui si accede da un ingresso esterno.

È destinato alla preghiera e al raccoglimento religioso, di connotazione cattolica.

Al proprio interno, custodisce un crocifisso del XV-XVI sec., conservato per centinaia di anni in un monastero e arrivato intatto fino ai giorni nostri.

Recentemente ampliata, la Sala dispone di vetrate che danno sul giardino, aggiungendo un tocco di luminosità all'ambiente.

Le pareti sono adornate da opere artistiche che raccontano la Passione di Cristo.

Il raccoglimento è totale, indisturbato, a qualsiasi ora del giorno e della notte; il personale addetto sempre a disposizione. Un servizio gratuito e completo.

Tutto questo per offrire una migliore risposta alle esigenze delle famiglie e puntare all'eccellenza dei servizi attraverso una cura constante e attenta dei dettagli.

Gruppo Bondoni ha dedicato questa Sala al ricordo affettuoso della piccola Chiesa del Crocifisso di Castelplanio e, dunque, alla storia del territorio:

«Quella chiesa era un chiaro segno di fede che per secoli aveva distinto il nostro territorio e quanti lo hanno abitato» racconta lo storico e giornalista Riccardo Ceccarelli.

Costruita nel 1792 e dedicata al Crocifisso, sorgeva a Pozzetto di Castelplanio, nella zona industriale e artigianale nei paraggi dell’attuale Centro commerciale.

«A ricordarla, sono rimaste due piante di pino domestico – precisa ancora Ceccarelli – Con il suo crollo, nel 1997, scompaiono segni e forse anche radici antiche.

Per secoli questa piccola chiesa e il Crocifisso hanno ‘vegliato’ su quanti transitavano sulla strada sottostante ‘raccontando’ di generazione in generazione una cultura radicata da oltre un millennio e mezzo».

Sala del Crocifisso
Esterno Sala del Crocifisso
Arredamento Sala del Crocifisso
Arte funeraria
Interno Sala del Crocifisso

Sala ristoro



La Sala Ristoro - Relax é uno spazio riservato e dotato di tutti i comfort per concedersi una pausa, lontano dalle altre Sale.

Qui è possibile prepararsi un pasto o concedersi una bevanda, indisturbati. Aperta 24 ore su 24, dispone di un televisore e di rete wi-fi.

Un ambiente pensato per offrire alle famiglie uno spazio rigenerante e sereno, capace di rendere più pacifico il momento del cordoglio.

Con l'introduzione della Sala Ristoro, la Casa Funeraria di Castelplanio assume definitivamente le sembianze di una mini-cittadella funeraria in grado di offrire alla clientela una vasta gamma di servizi.

Sala ristoro Castelplanio
Sala ristoro relax
Sala ristoro casa del commiato
Sala relax casa funebre Castelplanio



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