• Sala Sibilla

    La Sala Sibilla, lo “scrigno”, è la più piccola delle tre camere ardenti. Ospita due piccole tele in cui due Sibille sono di spalle al defunto: anche loro si stanno risvegliando alla morte per assumere un altro aspetto e raggiungere il trapasso che le porterà verso la pace eterna. Sono di spalle anche perché condannate a guardare oltre l’esperienza sensibile e a rivelare ai mortali i disegni, non sempre favorevoli e benevoli, degli Dei. Nella tradizione letteraria e mitologica non è mai venuto meno il concetto della verginità della Sibilla, dai greci come Aristotele ai Romani come Virgilio, Ovidio, Marziale, fino ai Cristiani come San Gerolamo. Ovidio raffigura la Sibilla molto vecchia e con trecento anni ancora da trascorrere: dopo la sua morte rimarrà la sua voce. La stessa cosa diranno Servio e Plutarco: “neppure dopo la sua morte smetterà di vaticinare”. Spesso la morte della Sibilla è un pretesto per permettere a varie città di vantarsi di conservarne le ceneri in qualche sepolcro o di celebrarne il ricordo con pietre e monumenti. La Sibilla, da personaggio mitologico preomerico, è presente nella civiltà di vari popoli, fino ad essere accettata anche nell’ambito del nascente cristianesimo. La sua immagine è rimasta viva nella descrizione di poeti ed artisti. La Sibilla simboleggia l’umanità che ha acquistato una condizione sovrannaturale, per mezzo della quale essa è in grado di entrare in relazione con il divino per comunicarne i messaggi a tutti gli uomini. Affermano J.Chevalier e A. Gheerbrant che “le Sibille furono considerate quale emanazioni della saggezza divina, antiche come il mondo e depositarie della primitiva rivelazione: sarebbero in tal modo un simbolo della rivelazione”. La Chiesa ha voluto interpretare gli oracoli sibillini come predizioni della storia cristiana e addirittura ha considerato le dodici Sibille come una variante pagana dei dodici profeti biblici più tardi dei dodici apostoli.  

  • Chi è la Sibilla

    La Sibilla è una figura esistita storicamente, ma presente nella mitologia greca e in quella romana. Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), ed erano in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente.  Nel nostro territorio il nome è associato alla Grotta della Sibilla, una caverna ricavata nella roccia e raggiungibile solo a piedi. Si trova a 2150 m s.l.m., nei pressi della vetta del Monte Sibilla che appartiene alla Catena dei Monti Sibillini. La grotta deve il suo nome alla leggenda della Sibilla Appenninica, secondo la quale essa non era altro che il punto d'accesso al regno sotterraneo della Regina Sibilla. Il complesso ipogeo viene descritto, sulla scorta dei racconti popolari raccolti sul posto, per la prima volta nel 1420, dal francese Antoine de La Sale che si reca alla grotta su ordine della Duchessa Agnese di Borgogna. Egli però a causa delle frane già avvenute nell'alto medioevo all'interno della grotta, può disegnarne soltanto la pianta topografica del vestibolo dell'antro ancora conservato intatto. Questo importante documento è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi.